Marche Domani
8 marzo 2006
Intervista a Paola Galassi, già insegnante di recitazione alla Scuola del Teatro Stabile delle Marche, affermata regista del mondo della comicità, nota scopritrice di talenti e ideatrice del “San Costanzo Show”.
Tu provieni da una roccaforte del cabaret come
Milano. Esiste una comicità marchiginana?
C’è una comicità marchigiana, ed è schietta, legata alla terra e alle proprie origini. Quel che manca qui è la tradizione: a Milano, la città da cui provengo, dai tempi dello storico Derby fino allo Zelig, è stato un crescendo. Qui bisogna piano piano riabituare il pubblico a gustare una comicità legata
alla propria regione.
Infatti, vista l’ottima risposta ricevuta con il San Costanzo Show, l’intenzione è quella
di continuare e ampliare il progetto, creando il terreno fertile
per la nascita di una compagnia e per la messa in scena di vere e
proprie commedie.
Il San Costanzo Show si è conquistato un pubblico nutrito e perfino affezionato. Tu che hai lavorato con i comici più brillanti, hai capito da cosa nasce l’alchimia
tra un attore e il pubblico?
L’alchimia tra il pubblico e l’attore nasce da uno scambio di energia: entrambi devono essere disposti a divertirsi, l’uno con la voglia di ridere, l’altro
con la voglia di raccontare.
Qual è il percorso che fai sugli allievi per creare situazioni comiche?
Il primo passo che suggerisco ai miei allievi è quello di guardarsi intorno, osservare persone e situazioni per poi coglierne il lato comico. Cerco di portarli dall’osservazione alla creazione di una forma di comicità propria. L’importante è guardare con ironia, con più leggerezza le cose che accadono. Anche se la comicità in sé non è qualcosa
che si insegna, il talento da solo non basta, e si possono insegnare
delle tecniche per far prendere coscienza ad ognuno del proprio potenziale
comico.
Ci sono grandi autori drammatici che possono essere rivoltati in commedia o che aiutano il lavoro degli allievi?
La comicità può essere in ognuno e in ogni cosa, dipende dal punto di vista, e questo vale anche per i grandi autori classici, fin dai cori della tragedia greca, se li si guarda dal punto di vista errato. La comicità d’altronde è fatta di tante cose, il ritmo, la musicalità.. Fantozzi, per esempio, è tragicissimo, eppure il suo punto di vista sbagliato su ciò che
lo circonda ne fa una figura comica. Soffri con lui, vorresti portarlo
via da quello squallore, eppure ridi come un pazzo.
Su cosa si lavora per far diventare un attore comico credibile nel dramma?
Molti attori comici si servono della comicità come di una maschera. Hanno tutti un profondo senso tragico, e attraverso la comicità raccontano anche cose che vengono loro dal profondo. Quando mi è capitato di dover lavorare sul dramma con attori comici, il processo è stato quello di spogliargli di questa loro maschera, intesa nel senso più teatrale del termine, e cercare una forma di sincerità. Si è trattato
di togliere un filtro.
Quali sono i progetti futuri riguardo il San Costanzo Show?
Andare avanti così e far crescere il progetto ancora di più, per creare una realtà solida
per la realizzazione di commedie e andare oltre il cabaret.
A cura di Romina Antonelli
n.b. Questa è la versione integrale dell’intervista realizzata a
Paola Galassi. La versione tagliata compare nell’articolo "Studiare
da attori”, dedicato alle scuole di teatro presenti nelle Marche,
pubblicato su Marche Domani ( n° 4 dell’8/3/2006). |